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Vantaggi della Serelaxina osservati nella analisi dei sottogruppi nello studio RELAX-AHF

I risultati di una nuova analisi dello studio di fase 3 RELAX-AHF ha dimostrato che la Serelaxina migliora i sintomi e la mortalità in diversi sottogruppi di pazienti con scompenso cardiaco acuto.

L'aggiunta di Serelaxina alla terapia standard è risultato associato a miglioramenti significativi nella dispnea e nella mortalità a 6 mesi in tutti i sottogruppi specificati, inclusi quelli con insufficienza renale ( velocità di filtrazione glomerulare inferiore a 50 ml/min ), adulti di età uguale o superiore ai 75 anni e nei pazienti con fibrillazione atriale, rispetto al placebo.

L'analisi dei sottogruppi non ha evidenziato alcuna differenza nell'effetto della Serelaxina sul sollievo della dispnea o sulla incidenza di morte cardiovascolare, riospedalizzazione per scompenso cardiaco o insufficienza renale a 60 giorni, sempre nei confronti del placebo.

Le analisi dei sottogruppi sono state condotte sulla base di età, sesso, razza, area geografica, velocità di filtrazione glomerulare stimata, tempo dalla presentazione alla randomizzazione, pressione sistolica al basale, storia di diabete mellito, fibrillazione atriale, cardiopatia ischemica, e l'uso di dispositivi cardiaci e nitrati per via endovenosa al momento della randomizzazione.

Secondo i ricercatori, tuttavia, il piccolo numero di pazienti in ciascun sottogruppo rappresenta un limite alle conclusioni statistiche che si possono trarre da queste analisi.

Lo studio randomizzato, in doppio cieco, RELAX-AHF ha arruolato 1.161 pazienti. Lo studio è stato disegnato per confrontare l'efficacia e la sicurezza della Serelaxina versus placebo in aggiunta alla terapia convenzionale per il trattamento della insufficienza cardiaca acuta.
La Serelaxina è stata somministrata entro 16 ore dalla ospedalizzazione in infusione endovenosa ( 30 mcg/kg/die ) per 48 ore in aggiunta alla terapia convenzionale.

I risultati completi erano stati presentati durante il Meeting dell’American Heart Association nel 2012. La Serelaxina aveva dimostrato una riduzione del rischio di mortalità del 37%, una diminuzione del peggioramento di scompenso cardiaco fino al 14° giorno, e una riduzione della durata di permanenza in ospedale e nell’Unità di terapia intensiva.
Lo studio non aveva raggiunto gli endpoint secondari tra cui giorni di vita dopo dimissione dall’ospedale fino a 60 giorni e morte cardiovascolare, ospedalizzazione per insufficienza cardiaca o insufficienza renale fino a 60 giorni. ( Xagena News )

Fonte: European Society of Cardiology Congress, 2013