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Angioplastica coronarica, superiorità dell’approccio radiale rispetto a quello femorale

Lo studio MATRIX ( Minimizing Adverse Hemorrhagic Events by Transradial Access Site and Systemic Implementation of AngioX Program ) ha confermato la superiorità dell’approccio radiale, rispetto a quello femorale nell’angioplastica coronarica, e ha indicato un possibile beneficio durante l’angioplastica della Bivalirudina ( Angiox, Angiomax ), rispetto alla Eparina non-frazionata, con l’aggiunta o meno di un inibitore della glicoproteina IIb/IIIa.

Sono stati arruolati 7.213 pazienti sottoposti ad angioplastica, randomizzati, in un rapporto 1:1, a ricevere Bivalirudina oppure Eparina non-frazionata.
Tutti i pazienti presentavano sindrome coronarica acuta.

Lo studio non ha dimostrato un beneficio sui due endpoint primari ( un composito di mortalità, infarto miocardico o ictus a 30 giorni; un composito di questi eventi più sanguinamenti maggiori ), nei pazienti sottoposti ad angioplastica per sindrome coronarica acuta, trattati con Bivalirudina, rispetto a quelli che avevano ricevuto Eparina non-frazionata, con l’eventuale aggiunta, a discrezione del medico, di un inibitore della glicoproteina IIb/IIIa.

Tuttavia, il trattamento con Bivalirudina è risultato associato a un minor tasso di complicanze emorragiche e di mortalità.

In modo inaspettati, i partecipanti allo studio MATRIX hanno presentato un tasso di eventi indesiderati maggiore di quanto atteso.

Il gruppo trattato con Bivalirudina ha presentato un tasso di mortalità significativamente inferiore ( 1.7% nel gruppo Bivalirudina versus 2.3% nel gruppo controllo ), verosimilmente correlabile al minor tasso di complicanze emorragiche, che sono risultate ridotte soprattutto oltre il punto di inserzione del catetere.

I pazienti arruolati nello studio MATRIX sono stati inoltre randomizzati a due diversi approcci per l’angioplastica: quello per via femorale, che comporta l’introduzione del catetere dall’inguine, e quello radiale che prevede l’introduzione del catetere dal polso.

I pazienti sottoposti ad approccio radiale hanno presentato un tasso di sanguinamenti maggiori inferiore rispetto al gruppo trattato con approccio femorale.

Questo risultato dovrebbe portare una rivalutazione delle lineeguida cliniche, facendo sì che l’approccio radiale, attualmente utilizzato solo in una minoranza di casi negli Stati Uniti ( circa il 15%, contro il 50% dell’Europa ), diventi la prima scelta per la maggior parte delle procedure cardiache transcatetere.
L’approccio femorale rimane tuttavia preferibile per quelle procedure che richiedono l’impiego di una attrezzatura voluminosa, come ad esempio l’impianto transcatetere della valvola aortica ( TAVR ).

Il confronto tra approccio radiale e quello femorale ha interessato oltre 8.400 pazienti sottoposti a studio angiografico.
Quelli sottoposti ad approccio radiale hanno presentato un minor numero di sanguinamenti maggiori, decessi, infarti o ictus entro 30 giorni ( 9.8% ), rispetto al gruppo ad approccio femorale ( 11.7% ). Questa differenza era ampiamente attribuibile a un minor tasso di sanguinamenti, che si sono verificati nell’1.6% dei soggetti sottoposti ad approccio radiale, contro il 2.2% di quelli trattati per via femorale. ( Xagena News )

Fonte: Gruppo Italiano Studi Emodinamica ( GISE ), 2015