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Anticorpi monoclonali: Evolocumab, oltre agli eventi cardiovascolari maggiori, ha dimostrato di ridurre i rischi di infarto miocardico, ictus e rivascolarizzazione coronarica

Lo studio FOURIER, che ha valutato Evolocumab e che ha coinvolto 27.564 pazienti, ha stabilito, per la prima volta, che ridurre al massimo i livelli di colesterolo LDL, oltre quanto già raggiungibile con la migliore terapia attualmente disponibile, conduce a una ulteriore riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori, compresi infarto miocardico, ictus e rivascolarizzazione coronarica.

Lo studio ha riguardato gli eventi cardiovascolari maggiori, ovvero l'endpoint composito costituito da primo infarto miocardico, ictus e morte cardiovascolare ( endpoint secondario principale ) e ha dimostrato che l’aggiunta di Evolocumab ( Repatha ), un inibitore di PCSK9, alla terapia con statine ottimizzata riduce del 20% questi eventi. La riduzione è statisticamente significativa ( p inferiore a 0.001 ).

Il beneficio sostanziale è stato osservato già a partire dopo sei mesi di trattamento e ha continuato ad accumularsi nel corso de 2.2 anni.

L'ampiezza della riduzione del rischio sull’endopoint composito secondario è cresciuta nel tempo passando dal 16% del primo anno al 25% nel periodo successivo.

Lo studio ha, inoltre, dimostrato una riduzione statisticamente significativa del 15% ( p inferiore a 0.001 ) anche relativamente all’endpoint primario composito, che includeva ospedalizzazione per angina instabile, rivascolarizzazione coronarica, infarto miocardico, ictus o morte cardiovascolare.

I pazienti in trattamento con Evolocumab hanno ottenuto una riduzione nominale del rischio di infarto del miocardio del 27% ( p inferiore a 0.001 ), di ictus del 21% ( p=0.01 ) e di rivascolarizzazione coronarica del 22% ( p inferiore a 0.001 ).

In linea con altri studi clinici con terapie ipolipemizzanti, non si sono osservati effetti sulla mortalità cardiovascolare.
Similmente non sono stati riportati effetti sulle ospedalizzazioni per angina instabile.

In un’analisi esploratoria, la riduzione del rischio relativo di infarti miocardici fatali e non-fatali o di ictus è stata del 19% nel primo anno ( p=0.003 ) e del 33% nel periodo successivo ( p inferiore a 0.00001 ).
Aggiunto alla terapia statinica ottimizzata, Evolocumab ha ridotto il colesterolo LDL da una mediana di 92 a 30 mg/dL, una riduzione del 59% alla settimana 48, che è stata mantenuta per tutta la durata dello studio.
Alla settimana 48, il colesterolo LDL è stato ridotto ad almeno 25 mg/dL nel 42% dei pazienti trattati con Evolocumab rispetto a una percentuale inferiore allo 0.1% nel gruppo trattato con placebo ( p inferiore a 0.001 ).
Inoltre il trattamento con Evolocumab ha avuto effetti positivi anche sugli altri parametri lipidici.

Non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza in questo studio clinico di ampie dimensioni che ha coinvolto circa 60.000 pazienti–anno di follow up, considerando anche la valutazione dei pazienti che hanno raggiunto livelli molto bassi di colesterolo LDL.
In particolare, non sono state evidenziate differenze degne di nota tra gruppi di trattamento nella frequenza totale degli eventi avversi, degli eventi avversi gravi o degli eventi avversi che hanno portato alla sospensione del farmaco in studio.
Allo stesso modo, sono risultati simili tra i due gruppi di trattamento l'incidenza di diabete mellito di nuova insorgenza ( 8.1% Evolocumab; 7.7% placebo ), effetti collaterali muscolari ( 5.0% vs 4.8% ), cataratta ( 1.7% vs 1.8% ), eventi avversi neurocognitivi ( 1.6% vs 1.5% ) e reazioni allergiche ( 3.1% vs 2.9% ).

Le reazioni nel sito di iniezione sono risultate più comuni con Evolocumab rispetto a placebo ( 2.1% vs 1.6% ).

Nei pazienti trattati con Evolocumab sono stati identificati nuovi anticorpi leganti dopo il basale in 43 pazienti ( 0.3% ) mentre non sono stati evidenziati anticorpi neutralizzanti in alcun paziente. ( Xagena News )

Fonte: Amgen, 2017